La cucina del Papa

Di certo si sa soltanto che ama il mate (l’infusione tradizionale argentina) e che consuma pasti sobri che, prima di diventare Papa, preparava lui stesso, in sintonia con l’austerità e la semplicità della sua indole, nel piccolo appartamento in cui viveva, al secondo piano del palazzo accanto alla cattedrale di Buenos Aires. 

 

Chi si aspettava gusti ricercati e abitudini culinarie elaborate rimarrà dunque deluso nell’apprendere che il Santo Padre predilige cibi sani e semplici come insalate, la frutta e il pollo senza pelle, a volte un bicchiere di vino e un caffè ristretto, e che per cena si limita a consumare una tazza di tè e un po’ di frutta. Solo ogni tanto, ha raccontato il quotidiano argentino La Nacion”, si concedeva di recarsi presso un convento di monache per gustare la bagna cauda, celebre specialità piemontese a cui Francesco sarebbe affezionato fin da bambino.

 

Il forte vincolo con le tradizioni culinarie italiane

Figlio di astigiani che immigrarono in Argentina nella decade del 1920, il nuovo Pontefice ha trascorso infanzia e adolescenza in una famiglia legata solidamente alle tradizioni di origine, comprese quelle culinarie. Dalla madre, casalinga intelligente e colta, ha ereditato l’amore per la letteratura e un’insospettata passione per i fornelli, che ha coltivato quand’era ragazzino e praticato per i gesuiti con cui studiava e per i novizi che formava. Era proprio colui che oggi è Papa a preparare per i confratelli risotti alla piemontese e calamari ripieni, la sua specialità, oltre ai più semplici risotti al burro e alle eccellenti milanesas: nome con cui vengono chiamate in America latina le tipiche cotolette nostrane. Intervistata da vari giornali, la sorella Maria Helena, di 65 anni, racconta che fino a quando visse in famiglia, l’allora Jorge Mario si dilettava volentieri ai fornelli, alternandosi spesso alla madre.

 

 

I piatti italiani sono parte integrante della gastronomia argentina

Le pietanze che preparava non erano d’altronde sconosciute in Argentina, “Paese contenitore” in cui si riversarono nell’ultimo secolo diverseondate di immigrati dall’Italia, tra cui quella dei piemontesi, che arrivò in gran parte tra il 1876 al 1915. Radicatisi a mano a mano, diffusero le loro abitudini e la loro strepitosa cucina, di cui molti piatti sono entrati a far parte della gastronomia locale, a volte un po’ riadattati per assecondare il gusto argentino. Non a caso, i ricettari scritti e online del Paese sono zeppi di ricette originarie del Piemonte, come ad esempio il purè alla piemontese (patate, latte, pepe e noce moscata), petti di pollo ripieni alla piemontese (con pancetta affumicata, funghi secchi e formaggio) e agnolotti alla piemontese (le cui varianti sono piuttosto numerose).

Alla perizia del Papa in cucina è stato perfino dedicato un lungo articolo nientemeno che su un blog specializzato in chimica, www.triplenlace.com, in cui s’istituisce un parallelo tra il diploma alla scuola superiore di perito chimico e l’abilità nel mettere insieme gli ingredienti e nel “manovrare” tegami e cotture. “Esiste una somiglianza maggiore di quella che c’è tra un laboratorio e una cucina? Nella cucina, sui fornelli o nella vetroceramica non si fa altro che produrre reazioni chimiche per trasformare le molecole degli alimenti in altre che abbiano un sapore più gradevole per il nostro palato. E si utilizza calore. Esattamente come nei laboratori di chimica analitica”.

In ogni caso, i quotidiani argentini hanno dichiarato che non si sorprenderebbero se il Pontefice decidesse un giorno di lasciare tutti a bocca aperta preparando per la “Famiglia Pontificia” una cena piemontese con le sue stesse mani, e c’è chi si chiede se il Santo Padre si lascerà assalire dalla tentazione di assaggiare, di tanto in tanto, una squisita bistecca argentina della sua terra! 

 

Conoscete qualche piatto argentino d’origine italiana? Quale?

 

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