Il dolce Natale delle minoranze

Dal Piemonte alla Sicilia, il Natale delle comunità meno conosciute e/o più appartante si tinge di pan dolci, dolcetti fritti, dolci di pasta morbida, paste zuccherate … dalle fragranze stuzzicanti e originali.

Vi proponiamo una carrellata dei tanti “Natali dolci” delle diverse tradizioni come spunto per, chissà, una celebrazione un poco più varia, almeno a tavola!

 

Nelle valli occitane del Piemonte è tradizione consumare il Panh 'd Natal, un pane dolce a forma di pupazzo a braccia aperte. I ragazzini si divertivano molto a giocarci, magari anche trasportandolo sulla slitta per i paesi. Nelle frazioni montane veniva chiamato anche Ou couloumb et Natal. I fornai di Boves durante il Natale non mancavano di ornare le loro vetrine con questo prodotto. Oggi la tradizione si è un po' perduta, ma gli occitani doc non sanno rinunciare al loro dolce tipico natalizio.

I Walser della Val d'Aosta festeggiano il Natale con una serie di dolcetti in prevalenza fritti dai nomi un po' difficili, ma dalla fragrante bontà. A Gressoney si preparano i pòmpernòsslené, una specie di crostoli aromatizzati con grappa, nonché gli héersiene, delle cialde che prendono la forma di cuoricini, e gli hòckiené, gonfiotti fritti. Alcuni dolci cambiano nome nei diversi posti: le chiechene di Gressoney diventano rissili a Issime, consistono in rombi di pasta fritti simili ai crostoli, che a Milano si chiamano chiacchiere, un nome davvero vicino alle chiechene di Gressoney. Le kanòstrelle di questa località, sono invece i kanistri di Issime, delicate cialde, sottilissime e croccanti.

I ladini delle valli Gardena e Badia, e dell'Ampezzano, per Natale preparano la Turte de poia, un dolce che per certi aspetti sembra la versione rustica e povera (ma non meno buona) della Linzer Torte. Infatti la si prepara mescolando farina di fiore a farina di grano saraceno (meno pregiata, nella Linzer non c'è) e non si mettono i chiodi di garofano in polvere, spezia un tempo costosissima. Invece entrambe le torte hanno le mandorle e sia nelle valli ladine, sia a Linz, la farina viene impastata col burro ammorbidito.

Per gli sloveni di Trieste e Gorizia non c'è festa senza la putizza. Si tratta di un dolce di pasta morbida arrotolata su un ripieno di noci, uva passa, pangrattato e  un po' di cioccolato che scurisce il tutto. Nelle famiglie più ricche si mettevano anche mandorle. Invece nelle valli del Natisone, più povere, il dolce prende il nome di gubana: il ripieno rimane uguale, ma la pasta ha meno burro e uova e risulta un po' meno gialla e morbida.

I croati del Molise, che attraversarono l'Adriatico sotto l'incalzare dell'invasione ottomana, condividono con il resto dei molisani il panettone di mais, specialità natalizia sempre presente nelle pasticcerie di Campobasso. È di un bel colore giallo, intriso di gocciole di cioccolato, ma dalla preparazione più semplice del panettone milanese. Nell'impasto di farina di fiore e di mais (nel rapporto di due a uno) si mescolano anche liquore Strega e amaretto di Saronno.

Nella Grecìa salentina il Natale si passa in compagnia dei porceddhruzzi, un dolcetto fritto comune anche ad altre zone della Puglia e della Basilicata, dove può cambiare nome. Si tratta di una pasta aromatizzata con il succo d'arancia, con la quale si fanno dei gnocchetti che vengono fritti in abbondante olio finché non assumono un bel colore dorato. Dopodiché vengono girati e rigirati per qualche minuto in una casseruola dove si è fatto riscaldare del miele, finché non ne saranno ben imbevuti. Vengono poi cosparsi di cannella, pinoli o anicini. In Grecia esistono dolcetti molto simili, chiamati Loukumades.

Non c'è dubbio che a Piana degli Albanesi i cannoli – che qui si chiamano canojët – raggiungano il loro apice, tanto che proprio in questa località si celebra la sagra dedicata al più celebre dolce della Sicilia. La cialda (shkorça) viene riempita di ricotta zuccherata passata al setaccio e schegge di cioccolato. Le dispute se i cannoli siano stati diffusi nel resto della Sicilia dalla minoranza albanese, o se quest'ultima abbia affinato ai massimi livelli un dolce già esistente, sono probabilmente destinate a non  finire. In ogni caso a Piana i cannoli si degustano sì tutto l'anno, ma non possono assolutamente mancare sulla tavola di Natale.

 

Qual è il vostro speciale dolce di Natale?

 

 

 

 

 

 

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