Roberta Schira, scrittrice e gourmet

Se vuoi conoscere davvero una persona, mangiaci assieme. Parola di Roberta Schira, scrittrice e gourmet, autrice del libro Il nuovo bon ton a tavola e l'arte di conoscere gli altri (Salani, 208 p., 13,50 €). E infatti nulla meglio del nostro modo di comportarci rivela come siamo.

 

Roberta Schira studiava per diventare analista prima di fare un corso di cucina da Claudio Sadler e quindi darsi alla gastronomia. Il suo è un approccio psicologico alla questione.

 

Quali sono i segnali inequivocabili che ci dovrebbero far capire che chi ci sta di fronte non fa per noi?

“L'uomo che non ti versa da bere è da cancellare immediatamente. Come potrebbe occuparsi di te? E poi diffidare del maschio mammone che fa continuamente riferimento alla cucina della mamma, che predilige i carboidrati, i cibi morbidi, quelli in cui si mastica poco. Se la donna ti porta in un locale molto alla moda significa che è più interessata a vedere chi c'è rispetto a chi le sta di fronte. Le donne devono evitare di parlare di diete, intolleranze, dire che non possono mangiare. Gli uomini non lo sopportano. È vero che ci vogliono magre, ma per recuperare meglio digiunare il giorno dopo. Parlare di diete, intolleranze, allergie, stare due ore sul menù, significa che si è scarse sessualmente. Chi non ha appetito per il cibo, non ha appetito per la vita.”

 

Allora di cosa è meglio parlare?

“Né di sesso, né di soldi, né di salute: metterebbe in imbarazzo. Bisogna parlare di tutto, ma brevemente. Anche l'argomento più interessante diventa noioso, dopo un po'. Il tempo della conversazione è fondamentale, più importante di quello che si mangia. Si parla d’interessi comuni, di cinema, di libri, di viaggi. I bravi padroni di casa fanno da registi, dirigono la conversazione. E poi bisogna diffidare di chi dice più di dieci volte “io” in un quarto d'ora.”

 

Chi paga?

“Chi invita, a prescindere dal sesso. Fare alla romana è terrificante, intollerabile sopra i 23 anni. Al primo appuntamento c'è sempre uno che invita e deve corrispondere a chi paga. E poi bisogna stare attenti perché quello che succede al primo e secondo appuntamento è indicativo di come sarà il resto. Quello che tu accetti è quello che tu pensi di valere. Se uno ti porta in una pizzeria maleodorante, da cui esci col cappottino che puzza di fritto, sarà così per il resto dei suoi giorni. Non è che si debba uscire solo coi miliardari, ma se uno non ha soldi, molto meglio se organizza un pic-nic nel parco, così dimostra di essere originale.”

 

Altri indizi rivelatori?

“È molto importante il rapporto con il personale di servizio. Diffidare di chi si rivolge al personale con senso di superiorità, di chi dà del tu alla cameriera che magari ha due lauree e sta lavorando per finanziarsi il master.”

 

Cosa non fare, mai?

“Mai lo stuzzicadenti, mai. È un gesto intimo, e come tutti i gesti intimi fa fatto in bagno. Non si dice “buon appetito”. Mai sbraitare a bocca piena. Oggi è pieno di gente che sbraita al cellulare; ma, telefonino a parte, era un comportamento già condannato dal monsignor Della Casa, nel Cinquecento. E poi bisogna capire se l'invito è formale o informale. Mai fare la scarpetta ma, se si è a casa con la nonna, può essere tollerabile. Mai fare i vorrei, ma non posso. Meglio un etto di prosciutto buono che un chilo di culatello scadente. Poi bisogna stare attenti a non invadere lo spazio intimo altrui. Oltre i 60 centimetri, è considerato spazio intimo. Io mi infastidisco se uno mette il suo bicchiere nel mio spazio.”

 

Cosa fare, sempre?

“Sapere. Conoscere. Significa essere liberi”.

 

Le Buone maniere a tavola sono "ancora" importanti? Cosa ne pensate?

 

 

 

 

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