Raethia Corsini, giornalista e scrittrice

Giornalista e scrittrice per lavoro, cuoca per passione, Raethia Corsini (51 anni portati splendidamente e un curriculum di reporter di classe per testate prestigiose come Vanity Fair) ha vinto l’anno scorso il Premio Selezione Bancarella Sezione Cucina con il libro Spiriti Bollenti, edizione Guido Tommasi: affascinante storia di 21 chef pluristellati, partendo dal cameo in apertura di Gualtiero Marchesi, a Cracco, Bottura, Beck, Uliassi, Scabin ... che la Corsini illustra nei loro aspetti inediti, attraverso aneddoti che loro stessi le hanno raccontato nel corso di lunghissime interviste in cui si sono spesi, come spiega l’autrice, con grande generosità.

Spiriti Bollenti non può certo definirsi il libro di cucina tipico.

Non lo è, infatti, non era mia intenzione scrivere un ricettario ma raccontare le vite, le storie a volte bizzarre e sempre intense di alcuni tra gli chef più acclamati. Naturalmente, la cucina è un filo conduttore, anche se il vero collante è la generosità, la creatività e la passione che caratterizzano i protagonisti di questi racconti.

E’ vero che l’idea ti è venuta durante la Chef’s Cup di Trento del 2006, che avevi seguito per conto del settimanale Vanity Fair?

Esatto. Ero stata incaricata da Vanity di seguire l’evento e in quell’occasione avvicinai per la prima volta il mondo dell’alta gastronomia, rappresentata da un drappello di chef così eccentrici e geniali che mi sembrò valesse la pena, una volta terminato il servizio, dedicare loro un libro.

Che cosa ti aveva colpito, esattamente?

Tanto per comiciare, avevano dimostrato una verve straordinaria nel posare per il servizio fotografico. L’input era: “Fatevi fotografare come non vi hanno mai visti”, e loro anziché imbarazzarsi hanno sfoderato una creatività incredibile: uno si era messo una fetta di culatello su un occhio, mentre Claudio Sadler aveva posato in boxer, fingendo di suonare uno sfilatino farcito a mo’ di flauto traverso. A mano a mano che li intervistavo, inoltre, scoprivo che si trattava di persone preparate e profonde, la cui competenza andava ben oltre la semplice ricetta ma si estendeva a tutta la filiera. Per esempio, Filippo Chiappini mi ha intrattenuto a lungo sulla “storia” della pancetta, e così molti altri.

Non tutti gli chef  che hai incontrato alla Chef’s Cup sono finiti poi nel tuo libro. Con che criteri li hai selezionati?

Purtroppo, non è stato possibile inserire tutti, e quindi ho basato la mia scelta su una esigenza di “rappresentatività territoriale” di tutta l’Italia. Una condizione necessaria era che avessero almeno una stella da non meno di dieci anni. Quasi tutti ne hanno più di una, in realtà, ma ho ritenuto che chef gloriosi come gli storici Agata e Romeo dell’omonimo ristorante romano e che ne hanno una sola ma da vent’anni, meritassero comunque l’inserimento nel libro.

In ogni caso, qualche ricetta appare, visto che tu chiedi a ogni chef qual è il suo piatto preferito.

Attenzione, quando faccio quella domanda non mi riferisco alla ricette che propongono nei loro ristoranti ma a quello che definisco il loro “piatto di consolazione”, o quello a cui sono più affezionati, perché è legato alla loro infanzia o a qualche evento particolare. Tanto è vero che le risposte sono state ben diverse da quelle che ci si aspetterebbe. Per Pino Cuttaia il piatto preferito è la banana schiacciata, per Valeria Piccini le uova con il pomodoro e infine Massimiliano Alajmo, una sorta di artista radicale, mi ha spiazzato scegliendo il pane e olio. Si tratta di ricette semplici che ogni chef personalizza ed elabora, ma il punto di partenza è sempre molto elementare.

Tu sei notoriamente un’ottima cuoca e appassionata di cucina, è vero che hai dichiarato che per tutto il 2013 non cucinerai nemmeno un uovo?

Verissimo. Credo di avere bisogno di disintossicarmi. Cucinare mi piace moltissimo e l’ho sempre fatto volentieri ma ultimamente stava diventando troppo impegnativo. Si dava per scontato che le cene tra amici si facessero sempre a casa nostra e cucinare non è solo stare ai fornelli ma, per me, scegliere gli alimenti giusti, fare la spesa in un certo modo. A un certo punto ho detto a mi marito: “Basta” e da quel momento lui, che non sapeva cucinare, ha dovuto imparare e devo dire che lo sta facendo con molto impegno.

A parte quest’anno sabbatico, quali sono i piatti che cucini più volentieri? I tuoi cavalli di battaglia?

Io sono toscana di origine, quindi al primo posto ci sono le zuppe, soprattutto con i chicchi come orzo e farro. E poi il pesce, in particolare quello azzurro, una ricetta che amo molto sono i merluzzetti al cartoccio. Prediligo i piatti semplici, senza olio se non a crudo (preferisco l’acqua), basati sulla qualità del cibo e su metodi di cottura semplicissimi.        

 

 

 

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