Giannola Nonino, imprenditrice

"Le donne dovrebbero aiutarsi di più, essere più solidali tra loro!"

Giannola Nonino è una donna di sani principi e grandi passioni. Al fronte di una distilleria di successo, la sua vita è marcata dall’amore per la sua grande famiglia e per la sua terra, il Friuli. Oggi, la distilleria Nonino esporta in tutto il mondo e il 90% del suo personale è composto da donne: dalle tre figlie, Cristina, Antonella ed Elisabetta, alle altre “collaboratrici”, come ama chiamare le dipendenti. Ma Giannola ci tiene soprattutto a sottolineare i meriti di chi gli sta accanto da una vita: “Il nostro successo si deve soprattutto alla grande professionalità e conoscenza di mio marito, Benito”. In casa Nonino l’unione fa la forza.

 

La famiglia Nonino si dedica all’arte della distillazione dal 1897. Oggi siete giunti alla quinta generazione. Grazie a quale filosofia un'idea vive così a lungo?

Parlando di oggi, prima di tutto perché la nostra prima finalità, in un’epoca in cui il profitto sembra essere la misura di ogni successo, non è il guadagno, ma l’impegno per il miglioramento continuo, per la ricerca della qualità, per l’innovazione e per la produzione della miglior grappa del mondo. E tutto nel rispetto del territorio e della sua cultura. Per questo, i nostri prodotti sono capaci di avvicinare e sedurre il consumatore più esigente, anche straniero. Insomma, tutto ciò ci ha consentito di realizzare un sogno che nei primi anni Sessanta sembrava impossibile: trasformare la grappa da Cenerentola a regina delle acquaviti.

 

In tutte le foto ufficiali della distilleria, suo marito Benito è circondato dalle quattro donne di famiglia. Si vede che insieme formate una squadra ben affiatata

Sì. Mio marito rappresenta la quarta generazione di una distilleria una volta piccolissima, che ha sempre prodotto grappa di qualità. Io ho contribuito con la mia determinazione a non mollare mai, ad anticipare le innovazioni, a non fermarci davanti alle difficoltà, ma anzi a farsi spronare da tutte le battaglie che abbiamo dovuto superare per il raggiungimento dei nostri obiettivi. Non siamo mai abbastanza soddisfatti da quanto abbiamo ottenuto.

 

Diciamo che la sua azienda non ha bisogno di "quote rosa". Oltre a lei, le sue figlie ricoprono ruoli chiave in azienda.

Nella Nonino il 90% degli addetti ai lavori sono donne. E insieme alle nostre tre figlie, alle quali è stata affidata la gestione dell’azienda, ricoprono molti ruoli di responsabilità. Più che dipendenti, sono da sempre ottime collaboratrici. Tornando alle mie figlie, sono coalizzate tra di loro, si battono, non mollano, sanno che il papà e la mamma sono due ossi duri, ma alla fine ottengono quanto la loro convinzione e il loro sapere ritengono indispensabile per l’azienda. Quando si parla di trasmissione tra generazioni è importante che tutti vivano nel rispetto reciproco, che ciascuno si senta importante, ma nessuno più importante dell’impresa.

 

Come è stata accolta la donna imprenditrice Giannola Nonino da un settore guidato soprattutto da uomini?

Intanto io ho avuto il vantaggio di avere accanto mio marito Benito, un uomo molto preparato e disponibile ad insegnarmi il mestiere. Ad ogni modo, sono sempre stata accolta benissimo da questo mondo guidato da uomini. Ho trovato alcune eccezioni, gente che mi ha creato enormi problemi… ma che poi, visto il gradimento dei consumatori riscosso da Nonino, è stata costretta a seguirci.

 

Cosa si deve fare ancora, secondo lei, per raggiungere una reale parità di opportunità tra uomo e donna?

Prima di tutto, la donna deve imparare, ma lo sta già facendo, a considerarsi un individuo con le stesse opportunità dell’uomo. Poi, d’altro lato, sappiamo che oggi perché le venga riconosciuto il lavoro svolto la donna deve dimostrare ancora più professionalità, rigore, determinazione, capacità, intelligenza degli uomini. Infine deve ricordarsi che a pari diritti corrispondono pari doveri. Questo è molto difficile. Prima di essere imprenditrice o collaboratrice, la donna è infatti figlia, moglie e madre, ruoli che la portano indubbiamente a sacrificare se stessa nel lavoro molto più degli uomini. Per finire, lo sa che qual è la cosa più triste? In vita mia ho trovato maggior solidarietà da parte degli uomini che da parte delle donne. Le donne dovrebbero aiutarsi di più, essere più solidali tra loro!

 

La sua distilleria è famosa per la concessione dei Premi Nonino al mondo della cultura, dell’arte e della scienza. Come nacque l’idea?

Nel 1973 scoprimmo che non potevamo continuare a distillare vinacce di vitigni autoctoni a causa di problemi burocratici: i vitigni che il mio papà mi aveva fatto scoprire ed amare, come il Pignolo, Schioppettino e Tazzelenghe, non esistevano più! O meglio, ufficialmente non esistevano più. Per salvarli, decisi così di istituire il Premio Nonino Risit d’Aur a favore dei vignaioli che avessero accettato la sfida di preservare questi vitigni e ne avessero messo a dimora una o più varietà. Il risultato fu esaltante e quei vitigni sono stati recuperati in pochi anni. Ma i premi si mantennero, anche se l’oggetto del premio diventò l’arte. La galleria dei premiati è ricca di personaggi illustri, dal regista Ermanno Olmi a Leonardo Sciascia, fino ai vincitori del Premio Internazionale Nonino, Jorge Amado, Claude Lèvi-Strauss e Rigoberta Menchù, che cinque anni dopo il Premio Nonino riceverà il Nobel per la Pace. Seguiranno il maestro Claudio Abbado e altri futuri premi Nobel, questa volta per la letteratura, come Sir V. S. Naipaul, MoYan e Tomas Transtromer. Tutte persone straordinarie, alle quali ci lega un rapporto di amicizia che dura negli anni.

 

Concludiamo con la grappa, un prodotto legato a doppio filo alla cultura friulana. Si sente in qualche modo una ambasciatrice del Friuli nel mondo?

Sì, assolutamente. Ne siamo tutti fieri. Non solo  io e Benito, ma oggi in particolare Cristina, Antonella ed Elisabetta, le nostre tre figlie, impegnate a trasmettere nel mondo intero i valori della nostra terra e la conoscenza della grappa.

 

Come appassionata di gastronomia, ci consiglia possibili abbinamenti tra grappa e cibo?

Recentemente, tre grandi chef italiani hanno proposto tre ricette utilizzando nostri prodotti. Annie Feolde, dell’Enoteca Pinchiorri di Firenze ha cucinato un risotto con nervetti di vitello, scampi marinati in Grappa Nonino Riserva AnticaCuvèe e polvere di liquirizia; Ezio Santin, dell’Antica Osteria del Ponte, un “Cappello da Prete” marinato alla Grappa Nonino Vendemmia Riserva con rape fresche confit; e Gualtiero Marchesi, che ha preparato “La Marchesina”, una torta al cioccolato con Grappa Nonino Riserva Imperiale 115th Anniversary. Inoltre, segnalerei due piatti della nostra terra: il risotto scampi e scampi mantecato alla Nonino Anniversary Riserva 5 anni dello chef Romeo Sturma, del ristorante Viroca di Udine, e la classica Gubana, tipico dolce friulano delle Valli del Natisone, con ripieno bagnato da Grappa Nonino.

 

Per finire, a chi, tra i personaggi della cultura o della politica o della scienza, italiana o mondiale, dedicherebbe un brindisi oggi?

Al Papa Emerito Benedetto XVI, Joseph Ratzinger,  per il  grande coraggio con cui ha  rinunciato al Pontificato. E’ stata una denuncia forte, straordinaria dello stato attuale della Chiesa e in particolare della Curia Vaticana. Un altro brindisi lo dedicherei alla scienziata italiana Fabiola Gianotti, Premio Nonino 2013, che è a capo dell’esperimento ATLAS al Large Hadron Collider del CERN di Ginevra, che ha dimostrato l’esistenza del “bosone” di Higgs, un risultato che ha contribuito a cambiare la storia della fisica.

 

A voi la stessa ultima domanda: a chi, tra i personaggi della cultura o della politica o della scienza, italiana o mondiale, dedichereste un brindisi oggi?

 

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