Gianni Mura, giornalista e scrittore

Ecco le tappe ideali del mio Giro d’Italia gastronomico

Gianni Mura (Milano, 1945) è da anni un punto di riferimento per giornalisti e lettori che si interessano di sport e gastronomia. Scrive sul quotidiano La Repubblica e sul suo inserto Il Venerdì le rubriche “Sette giorni di cattivi pensieri” e “Mangia e bevi”, quest’ultima in collaborazione con la moglie Paola. Sono celebri le sue cronache dal Tour de France, evento epico-sportivo da cui ha preso ispirazione per i suoi due libri Giallo su giallo (Feltrinelli, 2007) e La fiamma rossa. Storie e strade dei miei tour (Minimum fax, 2008). Ha appena pubblicato con Feltrinelli il suo terzo libro, Ischia. Amante della buona cucina, ci porta a spasso per il Belpaese nel suo personale Giro d’Italia dei sapori.

 

Facciamo come al Tour, questa volta nel nostro Paese, e immaginiamo le tappe italiane gastronomicamente più interessanti. Partiamo dal Piemonte

Prima di tutto Cuneo con gli agnolotti al sugo d'arrosto, il carrello dei bolliti e il bonèt. Poi Genova, con le trenette al pesto avvantaggiato. Restando al Nord, penso a Milano, con il risotto allo zafferano e la cassoeula, a Bolzano con la testina con cipolla cruda e l’apfelstrudel, a Udine con i cjalzons della Carnia e a Trieste e ai suoi sardoni in saòr o fritti.

 

Sta già venendomi fame. Ci spostiamo più a Sud sperando di non svenire…

Poco più a Sud. Tappa ovvia a Parma per i tortelli d'erbette, il prosciutto crudo e il  Parmigiano –Reggiano. Poi andrei a Bologna per le tagliatelle al ragù, a Pescara per la pescatrice al forno e la frittura di paranza, a Roma per i tonnarelli cacio e pepe. Arriviamo a Napoli per la pizza, la pasta e patate e la minestra maritata, a Matera per la soppressata e a Reggio Calabria per la pasta con la nduja. Finisco con le isole maggiori: a Palermo per gli involtini di pesce spada e la pasta con le sarde e infine a Cagliari per il maialino allo spiedo.

 

Basta grazie. Parlare con lei è pericolosissimo. Restiamo invece nella sua città, Milano, patria del risotto. Il miglior risotto che ha mai assaggiato?

Al Pino, a Montescano, in provincia di Pavia. Un ristorante che piaceva anche a Gianni Brera (indimenticato cronista sportivo e gourmand lombardo, ndr) e che adesso è chiuso. Era un risotto al Barbacarlo con creste di gallo.

 

Proprio Gianni Brera disse che il miglio risotto lo fanno i lombardi meno bravi in cucina, i comaschi.

Non sono d’accordo. Secondo me il risotto migliore non lo fanno i comaschi, ma i pavesi e i vercellesi.


 

Oltre che di ciclismo, lei da sempre scrive di calcio. Esiste un nesso filosofico tra il calcio e la gastronomia?

Un nesso filosofico non c'è, ci sono contiguità di lessico. Un attaccante si mangia (o divora) un'occasione da gol, oppure si beve l'avversario in dribbling. E la squadra dev'essere sempre affamata.

 

Ci sono calciatori o atleti famosi amanti della buona tavola e del buon vino?

Attualmente, so che Pirlo fa vino in Franciacorta (Bs) e che Del Piero, che è astemio, pare abbia comprato vigne di Prosecco. Tra i giocatori del passato recente, Pietro Paolo Virdis ne capiva e anche Michel Platini non era male. Virdis abitava a due passi da Aimo e Nadia, a Milano e a fine carriera, coerentemente, ha aperto un'enoteca, ora con uso di cucina, in via Pier della Francesca a Milano ("Il gusto di Virdis"). Tra gli altri sportivi, un buon bicchiere e buona forchetta è Livio Berruti, vincitore del 200 metri alle Olimpiadi di Roma nel 1960.

 

Poca cosa, vero?

Già, in generale il calciatore è quasi sempre a dieta, mangia sempre le stesse cose e se deve trasgredire non pensa alla tavola.

 

 

E voi, che molto probabilmente non siete calciatori, quale città e piatto aggiungereste al Giro d’Italia di Gianni Mura?

 

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