Giulia Scarpaleggia, food blogger e cuoca

"Adoro qualsiasi piatto cucinato per me, perché dentro vi sento l'affetto e l'attenzione di chi lo ha realizzato"

Giulia Scarpaleggia, food blogger e cuoca

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Giulia Scarpaleggia aveva trent’anni quando decise, nel 2011, di abbandonare il suo lavoro di impiegata per dedicarsi alla cucina (la sua passione) e utilizzare l’antica casa di famiglia, nella campagna Toscana, per ospitare corsi di gastronomia per stranieri, provare piatti tradizionali e sperimentarne di nuovi. Attualmente blogger e cuoca, dalla mattina quando si alza alla sera quando va a dormire il suo pensiero principale – un’ossessione positiva, che le dà allegria, come dichiara – è il cibo. 

 

Giulia, da impiegata garantita a cuoca free lance. Ci racconti come è avvenuto il cambiamento? E come si è evoluto, con gli anni?

Allora, ho aperto il blog  (www.julskitchen.com), più di quattro anni fa e per diversi anni l’ho vissuto come un divertimento. Con il tempo, però, il “gioco” ha cominciato a coinvolgermi e mi sono trovata a dedicargli serate, notti, weekend e vacanze. Tanto che, fino a due anni fa, ho condotto due vite parallele: una di giorno come impiegata e una di notte da food blogger. E quando il mio contratto di lavoro è finito, invece di cercare una nuova occupazione ho deciso di trasformare la mia passione in lavoro. Ovviamente, ho potuto farlo o perché avevo nel frattempo costruito rapporti, collaborazioni e contatti. Adesso lavoro come libera professionista e non staccò mai perché mi è praticamente impossibile scindere vita privata e divertimento. Va da sé che a volte quest’impegno può essere stancante, ma le soddisfazioni sono enormi e molto appaganti. Lavorare con il cibo, poi, per una persona a cui piace mangiare, colloca in uno stato di euforia e felicità costante.

Come si svolgono le lezioni di cucina toscana agli stranieri?

Un respiro, mi sistemo il grembiule e indosso il mio miglior sorriso. Apro le porte di casa ai corsisti del giorno e si va in scena. Tutto si svolge nella mia cucina, dove lavoro e vivo. Offro loro qualche ora nella vita di una casa toscana, compreso il diversivo del cane fuori che ogni tanto abbaia, una visita all'orto o ai vasi di erbe aromatiche e tanti racconti sull'origine delle ricette e su cosa le rende speciali. L'idea dei corsi di cucina è nata un po' per caso, mentre insegnavo qualche ricetta ad amici stranieri. Un giorno una coppia di turisti che soggiornavano vicino a casa mia mi chiese se conoscessi qualcuno che teneva corsi di cucina. Con una faccia tosta del tutto inaspettata dissi che ero io la persona giusta, e che quella sera ero libera. Cominciai per scommessa e per gioco, e alla fine della serata ero stravolta dalla stanchezza ma carica di adrenalina. Avevo trovato cosa volevo fare da grande.

Che cosa rappresenta per te il cibo, il piacere del gusto?

Il piacere di un piatto ben cucinato è innegabile, visto che sono una gran buona forchetta, ma dietro c'è l'attenzione di chi lo ha cucinato, il piacere di condividerlo, l'emozione di raccontarlo con parole e immagini, la storia che nasconde e le infinite possibilità e sviluppi a cui può portare. Insomma, è un condensato di emozioni, racconti e immagini che ha, su di me, un fascino indiscutibile. Ciò detto, ammetto che di fronte a un piatto di melanzane alla parmigiana smetto di interrogarmi e mi limito a concentrarmi sugli strati ben bilanciati di melanzane fritte, salsa di pomodoro saporita e formaggio.

Qual è la cucina che prediligi? Come sembra, cucina semplice, ma con invenzioni personali? 

Si, a me piace la cucina semplice, realizzata con buoni ingredienti di partenza e stagionale. Non ho una formazione culinaria specifica - vengo dal mondo della comunicazione e del marketing - quindi “gioco semplice” e cerco di far parlare gli ingredienti di base, che devono essere sempre di ottima qualità. A questo, aggiungo la curiosità e la voglia di provare anche molte altre cucine: non portatemi a mangiare il sushi perché potrei costarvi un patrimonio, non riesco a controllarmi di fronte al nastro del sushi appena fatto.

La panzanella integrale con l’aringa, è una delle ricette del tuo blog. Che consigli ci puoi dare, a parte seguire alla lettera le indicazioni?

La cosa più importante, non mi stancherò mai di ripeterlo, è utilizzare ottimi ingredienti di partenza. Nel caso della panzanella, la differenza la fanno i pomodori costoluto fiorentini maturati al sole e un ottimo olio extravergine di oliva toscano, che esalterà tutti i sapori e i profumi del piatto, rendendo anche la pietanza più umile un capolavoro genuino.

E quali sono i consigli che dai ai tuoi “allievi”? I segreti basilari per creare piatti “riusciti”?

Ingredienti di qualità e rispetto delle stagioni. Tutto parte da qui. A me piacciono le ricette semplici, e credo sia importante non complicare quello che è già buono di suo, dato che gli ingredienti parlano da soli.

A questo punto, siamo curiosi di conoscere i tuoi piatti preferiti. Da mangiare, non da cucinare.

Melanzane alla parmigiana, che davvero mi allentano qualunque freno inibitore. A costo di sembrare scontata, aggiungo che adoro qualsiasi piatto cucinato per me, perché dentro vi sento l'affetto e l'attenzione di chi lo ha realizzato. E questo mi fa tanto bene all'umore.

 

Conoscete la cucina toscana? Quali sono i vostri piatti preferiti?

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