Porte aperte nelle cucine del mondo

Foto Dennis Valle per Ma' Hidden Kitchen

 

Se non si può parlare di una tendenza certamente possiamo dire che si tratta di un bell’exploit! Sembra che i cittadini del mondo abbiano deciso, in contemporanea, di  aprire le porte di loft, appartamenti, case, garage per … sfamare ospiti sconosciuti che si ritrovano insieme per la prima volta nella loro vita…

 

 … E poi ripartono, in giro per le loro avventure e  vacanze, dopo aver condiviso, per una serata, una tavola con perfetti sconosciuti spinti dalla stessa curiosità è voglia di viaggiare e “mangiare” in modo diverso! Del resto il vagabondare, il nomadismo e l’accoglienza sono abitudine ataviche che pensavamo perdute nella notte dei tempi. E invece, in pieno XXI secolo, torna la voglia di convivialità senza farsi troppi problemi, senza troppe etichette e convenzioni, anzi, senza neppure conoscersi!

L’idea di aprire la propria casa, mettersi ai fornelli e attendere ospiti sconosciuti e di passaggio ha radici anglosassoni (Stati Uniti, Inghilterra), ma si è diffusa molto presto a livello quasi planetario, fino ad arrivare anche nel Belpaese.

 

Se non sono proprio i pionieri in Italia, sono certamente tra quelli che hanno fatto del concetto “supper club” (club della cena) una loro filosofia di vita: Lele e Melissa!

Organizzatissima, la coppia milanese si affaccia sul mondo di “aspiranti convitati” dalla loro pagina Web Ma’ Hidden Kitchen e FB. Iniziati al culto del “supper club” da una famiglia di Auckland (dove si trovavano in vacanza) e dopo aver condiviso in un garage una cena creola con altri avventori occasionali, Lele e Melissa hanno deciso, un anno fa, di importare l’idea in Italia aprendo le porte del loro loft sui Navigli.

 

“È andata alla grande”, racconta Lele, “non soltanto ci siamo divertiti un sacco, ma abbiamo spopolato e oggi abbiamo dovuto creare una lista d’attesa per le nostre 3 cene settimanali: siamo già a quota 1.200!”. Ma come funziona? “Con il passaparola che viaggia attraverso la rete”, ovviamente!

 

Lele e Melissa studiano i menù, sperimentano le ricette – Melissa ha la passione per la cucina e si fa aiutare ai fornelli dal cuoco Andrea Sposini – e per 3 volte la settimana dalla loro cucina escono manicaretti per chi abbia voglia di gustarli in modo avventuroso. A la carte: un menù fisso dall’aperitivo all’ammazzacaffè a base di delizie che Melissa, con l’aiuto del cuoco, prepara in una cucina che si apre sulla sala dove siedono i suoi ospiti.

La specialità della casa? I ravioli all’anormal . Ma i padroni di casa sono ferratissimi su tutto lo spettro della pasta fresca. Quindi è tutta una profusione di lasagne, tagliatelle, agnolotti, gnocchi, mentre i piatti contengono sempre un tocco di originalità, quando la lasagna si prepara con la farina di farro o  è condita con sugo bianco di maiale al tartufo!  E il vino? “Il vino lo portano gli ospiti”, come per qualsiasi invito a cena che si rispetti, anche se in queste formule viene, ovviamente, richiesto un contributo minimo.

 

Da New York a Brooklyn, passando per Barcellona, Berlino, San Paolo, Parigi e  Roma, eatwith.com si ispira allo stesso concetto, ma in più larga scala. Gli affiliati a questa “catena” di supper club sono già innumerevoli, cosparsi in città e location di mezzo mondo. Il concetto ruota attorno a menù tematici.

E così ci si può trovare a mangiare hamburger vegani da Ori & Alejandro a Berlino; piatti ayurvedici nella Grande Mela, in compagnia degli ospiti di Jack e Ashley o condividere un menù finger food sulla terrazza al 7º piano di un tipico building nuiorchese, ospiti di Emily … il tutto per circa 30 €  a persona e sempre con formula BYO (si porta da bere!).

C’è chi, poi ha scelto di far combaciare 2 passioni e 2 arti da condividere: la fotografia e il cibo. È il caso di Mari Luz e Andrew che vivono in un appartamento modernista nel pieno centro di Barcellona.

La galleria d’arte ospita progetti artistici che si rinnovano una volta ogni tre mesi, mentre una volta al mese sushi fresco, spiedini d’anatra, maki e sashimi sono in degustazione (sempre su prenotazione) per opera dello chef nipponico Nobu Kawagoe: http://openhouse-project.com/.

 

 

 

 

 

Che ne pensate? Siete tentati di provare l’esperienza?

 

 

 

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