Nato nel giardino dell’Eden

Il radicchio di Treviso, tra storia e mito

Ci sono diverse ipotesi su come e quando sia nato uno dei prodotti più prelibati e rinomati del Veneto. Un percorso storico e culturale tra i territori, i produttori e le ricette del radicchio rosso di Treviso, che ha anche una “strada” dedicata e numerose associazioni che ne difendono il “marchio di qualità”.

Dal “Cichorium Intubus” che, si dice, cresceva nel biblico giardino dell’Eden, al “Treviso’s Chicory” che si serve nei migliori ristoranti del mondo, questo frutto delle terre nordestine ne ha fatta di strada. Anzi, una gli è pure stata dedicata: la “Strada del Radicchio rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco Igp”, appunto, che nelle intenzioni dell’associazione che l’ha creata punta alla “valorizzazione dell'identità storica, culturale, ambientale, economica e sociale dell'area di produzione di un prodotto famoso in tutto il mondo”. Un percorso imperdibile per gli amanti della buona cucina e non solo, che si snoda in tre itinerari e tocca perle architettoniche del Settecento, ville veneziane, castelli medievali e la maggior parte delle sedi di produzione di uno degli ortaggi che più segreti e leggende nasconde, sotto le sue caratteristiche foglie bianche e rosse.

Il prodotto dell’inverno

La sua forma ricorda quella di un fiore e i suoi petali screziati invadono in questi giorni d’autunno e inverno tutte le bancarelle dei mercati trevigiani. È forse il prodotto più noto della zona, e quello di cui la gente va più fiera. Per alimentare ulteriormente il mito, esistono diverse versioni sulle sue origini. La più diffusa e accreditata lo vuole invenzione di un giardiniere belga, Francesco Van den Borre, che nelle sperimentazioni per la realizzazione di un giardino all’inglese nella Villa Palazzi di Preganziol (tappa obbligatoria della Strada del Radicchio) avrebbe applicato la tecnica dell’imbiancamento della cicoria (la famosa indivia belga) al radicchio che cresceva in abbondanza i quei campi. Il copyright del marchio sarebbe quindi di uno straniero? La faccenda ha creato non poche invidie e discussioni. In effetti, non c’è dubbio che la coltivazione e l’imbiancamento del radicchio potevano essere pratiche già diffuse, nella seconda metà dell’Ottocento, tra i contadini trevigiani, ma la storia ha un suo fascino e ci parla di una internazionalità, una globalizzazione ante litteram che in molti a Treviso rivendicano con orgoglio.

Da Treviso al mondo

E chi oggi ha il piacere di gustare il sapore leggermente amaro o dolcissimo di questo prelibato ortaggio non può che essere grato a chi lo inventò. Ai ferri, fritto, sottolio, sottaceto, in salsa, nel risotto... e chi più ne ha più ne metta. Il radicchio rosso di Treviso è un compagno eccellente dei pasti autunnali e invernali. Un prodotto immancabile nelle tavole natalizie e un marchio che ha già fatto il giro del mondo. Oggi se ne producono circa 11.000 quintali all’anno e le esportazioni al resto dell’Europa e in altri continenti sono in costante aumento. Sicuramente qualche lettore di questo sito l’ha assaporato in qualche ristorante internazionale, a New York, a Monaco o a Dubai.

E ci avevate fatto caso? Tuttavia, nel caso il radicchio che avete comprato sia più amaro del previsto, non vi preoccupate: le foglie esterne potranno essere facilmente utilizzate per un saporitissimo risotto, mentre quelle più vicine al cuore si potranno benissimo mangiare crude, nell’insalata, con qualche scaglia di Parmigiano, sale, olio e uno spruzzo di aceto balsamico di Modena.

 

Siete dei fan del radicchio rosso di Treviso? Fateci sapere come lo preferite: come insalata? Sul risotto? Alla brace?

 


Le caratteristiche del radicchio

Nonostante ci siano stati tentativi di “copiarlo” in diverse zone del pianeta, il radicchio può essere coltivato solamente nella Marca Trevigiana. Qui si riuniscono le condizioni ideali (proprietà della terra, ventilazione e umidità) e necessarie affinché il seme, di solito piantato a fine giugno, possa germogliare e dare frutti tra la fine di settembre e l’inizio di febbraio. I produttori che aderiscono al consorzio si attengono strettamente al regolamento IGP, per una produzione e un’operazione di “imbiancamento” controllata e di qualità.

 

 

 

 

 


Tipi di radicchio

Esistono due tipi di radicchio di Treviso, che possono a loro volta sdoppiarsi:

-la qualità più diffusa è la varietà “precoce”, che si può trovare al mercato già alla fine di settembre (il “precocissimo”) e arriva a prodursi fino alla metà di novembre: è il più dolce (perché ci sono meno probabilità di inseminazione, visto il freddo) e dalla foglia affilata;

-la qualità più cara e anche più nota è la varietà “tardiva”, conosciuta come “spadone trevigiano”, che si compra dalla metà di novembre e arriva a prodursi fino a fine febbraio (il “tardivo-tardivo”), con la foglia più croccante e stretta, e una costola dorsale completamente bianca.

 

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