Paolo Massobrio, giornalista enogastronomico

E’ tra i più noti giornalisti enogastronomici italiani, e tra i più autorevoli. Tanto da aver vinto, nel 2006, il prestigioso premio Saint Vincent per il giornalismo. Fondatore del Club di Papillon, associazione il cui obiettivo è la riscoperta della cultura popolare attraverso il gusto e che promuove ogni anno la rassegna Golosaria, Paolo Massobrio è anche autore del Golosario: guida esaustiva e circostanziata ai luoghi del cibo, pubblicato da Comunica Edizioni e giunto quest’anno alla quattordicesima edizione (uscirà il prossimo anno anche come ebook).

 

Dottor Massobrio, vorrei cominciare questa breve intervista partendo dal Golosario, una sorta di Bibbia di ben mille pagine della cultura enogastronomica. Qual è a suo avviso il valore aggiunto di questo “prontuario”?

È la fotografia dell'Italia del gusto raccontata in più di vent'anni, dove si vede la spinta della qualità portata avanti da tanti giovani che hanno scommesso sull'agricoltura e sull'artigianato alimentare. E poi è un sistema dove i prodotti danno vita a una cucina originale, ma anche alla concezione di nuovi locali: per esempio le boutique del gusto che rappresentano il cuore del Golosario (dopo la parte dei prodotti) con quattromila citazioni.

Mi piacerebbe spiegasse ai lettori come funziona l’applicazione del Golosario su iTunes, con  notiziari in tempo reale e aggiornamenti 24 ore su 24. C’è anche spazio per l’interattività, per i consigli e suggerimenti di chi legge?

Il Golosario Ristoranti e Il Golosario Ricette vengono continuamente aggiornati. Si tratta di un servizio unico che forniamo a chi ci sceglie. Il notiziario è invece una rassegna stampa quotidiana sul mondo dell'alimentazione che viene offerta a chi possiede l'app. Infine, l’interattivita è demandata al nostro sito (www.clubpapillon.it) e al nostro blog barbabietola.

Come è nata l’idea del Golosario?

È nata andando a fare la spesa con un personaggio, Giorgio Onesti, che è stato l'artefice, in Italia, di una vera e propria rivoluzione. E’ infatti la persona che ha  messo insieme i piccoli contadini e gli artigiani con i negozi di alimentari, creando di fatto quelle che ho battezzato boutique del gusto. Il Golosario racconta questa evoluzione, anno dopo anno.

La sua vita professionale è profondamente identificata con il cibo. Lei ha un curriculum di studioso, giornalista e divulgatore della cultura enogastronomica francamente impressionante. Per un percorso come il suo è richiesta, io credo, una dose di passione molte forte. Mi piacerebbe ci raccontasse quando e come è nata.

Tutto nasce dai sogni della giovinezza, di quando si è bambini. Io ero un bambino nato a Milano da genitori che avevano forte radici nel Monferrato. Mio nonno materno, Paolo, faceva il macellaio, mio nonno paterno il vignaiolo. Mio zio il panettiere. Questi profumi erano i descrittori di una civiltà, che inesorabilmente andava mutando. Ho sempre avuto negli occhi quelle giornate, quelle persone, quel mondo contadino che ho poi iniziato a raccontare, anche se in realtà già lo facevo a nove anni scrivendo un diario.

Se non sbaglio, lei è anche un esperto di vini da messa. E dire che un profano pensa non faccia differenza e vengano usati a casaccio.

Assolutamente. Il vino per la messa è all'origine della diffusione della vite e del vino nel mondo. E deve essere De gemine vitis e non corruptum, come recita il canone 914 del diritto canonico. Questo dice moltissimo sulla naturalità del vino e sul rispetto della natura. 

Tramissioni e libri di cucina sono diventanti ultimamente molto di moda e seguiti. Come si fa a distinguere tra quelli improvvisati e quelli invece approfonditi e seri?

Basta vedere la conoscenza che i conduttori di queste trasmissioni hanno per i prodotti de vari territori. Credo che sia questa la chiave per capire.

Nella sua lunga e articolatissima carriera, c’è stato un momento di particolare soddisfazione che le piace ricordare? O un’attività o un’iniziativa di cui è particolarmente orgoglioso?

Beh, la nascita del Club di Papillon, un movimento di consumatori di seimila persone, che oggi compie ventun anni ed è dunque motivo di gran soddisfazione. Inoltre, mi piace ricordare le prime persone che mi hanno affascinato: Giacomo Bologna, produttore di vini a Rocchetta Tanaro, Bruno Lauzi, che si mise anche lui a fare il vino con la moglie Giovanna, e Luigi Veronelli, il maestro di tutti noi che scriviamo di cibi e di vino. I momenti con loro sono stati fondamentali. L'Italia del cibo e del vino che vincono è partita da lì. 

 

Anche voi siete amanti della cucina popolare italiana? Se sì, date un'occhiata alle nostre proposte di ricette regionali e diteci che ne pensate!

Vota questo articolo